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Ferrara, il riconoscimento per le startup tecnologiche

Corriere della Sera  — ECONOMIA

Giovedì 4 dicembre 2025


L'iniziativa di PNICube con l'ateneo estense. Il network collega l 80% delle università pubbliche


«La sfida — afferma Paola M.A. Paniccia, presidente di PNICube e delegata allo sviluppo di imprese, start-up e spin-off per l'Università di Roma Tor Vergata — non è soltanto quella di far nascere più startup deep tech dalla ricerca ad elevato impatto ma, soprattutto, di creare le condizioni strutturali adeguate affinché possano crescere, consolidarsi e attrarre investimenti».


Oggi e domani si terrà la 23esima edizione del Premio Nazionale per l'Innovazione (Pni), la più grande e capillare Business plan competition d'Italia per startup deep tech nate nelle università e negli enti di ricerca, promossa dalla Rete PNICube e co-organizzata con l'Università di Ferrara, che quest'anno vede la partecipazione di 76 progetti d'impresa basati sulla ricerca scientifica.


Fondata nel 2004, oggi la Rete PNICube unisce 18 ecosistemi regionali attraverso 17 Start Cup locali e 59 associati, rappresentando oltre l’80% delle università pubbliche italiane.


«Una straordinaria "rete delle reti", un modello di valorizzazione imprenditoriale della ricerca riconosciuta come best practice dall'Ocse per la sua capacità di connettere territori, comunità e attori dell'innovazione».

In questi anni, «la Rete ha generato oltre 1.300 progetti (in media oltre 55 l'anno), più della metà trasformati in imprese attive sui mercati, sostenendo migliaia di ricercatori e giovani universitari».


Ma la Rete è anche un osservatorio, alimentato con dati e informazioni raccolte direttamente sui territori. Da un'indagine condotta nel mese di novembre, emerge un comune denominatore: «C’è bisogno di ecosistemi dell'innovazione solidi e affidabili, a livello regionale e nazionale, in cui ogni attore (università, imprese, venture capitalist, istituzioni) svolga il proprio ruolo in maniera coordinata».


Da qui derivano almeno tre priorità strategiche. 

«Prima di tutto potenziare il coordinamento tra gli ecosistemi regionali, puntando sulla forza della collaborazione». 

In secondo luogo, «bisogna agire sulle debolezze strutturali: rafforzare il capitale umano, sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo, e facilitare l'accesso al capitale di rischio». 

Infine, «è necessario rendere più professionalizzati gli uffici di trasferimento tecnologico e gli incubatori accademici per accelerare il passaggio dal mondo accademico a quello industriale». 


Far parte di una rete nazionale come PNICube è quindi un abilitatore, «le Start Cup regionali sono un vero moltiplicatore di opportunità di sviluppo, capace di incidere sugli ecosistemi territoriali: dal nord al sud fino alle isole».


Articolo

Maria Elena Viggiano

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